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Perdite sulle obbligazioni bancarie subordinate: quanti sottoscrittori erano in grado di valutare i rischi?

Quanti sanno cosa sono le obbligazioni subordinate? Se allo sportello vi propongono di sottoscrivere obbligazioni emesse dalla vostra banca, quanto di voi avrebbero fino ad oggi chiesto se si trattava di obbligazioni subordinate?

La differenza è purtroppo ora ben chiara a tutti coloro che detengono obbligazioni subordinate di Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio Ferrara e Cassa di Risparmio Chieti. Il recente “Decreto Salva-Banche” (per quanto parlare di salvataggio dopo un disastro di queste dimensioni appaia del tutto fuori luogo) ha infatti disposto l’azzeramento del valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate dei 4 istituti. E’ la prima applicazione dei nuovi principi dell’Unione Europea in tema di bail-in bancari (vedi il nostro post di luglio): in caso di dissesto bancario a pagare non devono essere i contribuenti ma, nell’ordine: azionisti, detentori di obbligazioni (secondo il tipo di obbligazione posseduta, quindi in primo luogo le obbligazioni subordinate), e depositanti oltre il limite di 100.000 €.

Le perdite per gli investitori sono gravi: nel solo caso della Banca Marche si stima una perdita complessiva di 1.100 milioni a carico degli azionisti e di 500 milioni per i possessori di obbligazioni subordinate. Parliamo, solo per questa banca, di circa 43.000 piccoli azionisti e di 1.000 obbligazionisti coinvolti. Persone che nella maggior parte dei casi hanno affidato i propri risparmi alla banca locale, convinti di fare una cosa utile (affido il denaro a chi lo reimpiega nel mio territorio), redditizia (le azioni nel lungo termine rendono bene, le obbligazioni della banca rendono più dei titoli di stato)Q e soprattutto sicura (è la banca di dove abito, ci lavorano persone che conosco, le obbligazioni della banca sono sicure, quando mai una banca è fallita?).

Possiamo anche immaginare che questi titoli fossero stati tipicamente consigliati dalla persona di fiducia allo sportello e vorremmo proprio sapere quante volte sono stati spiegati in modo esauriente agli acquirenti la differenza tra un obbligazione subordinata ed una non subordinata e, di conseguenza, il motivo per cui le prime garantiscono un rendimento più elevato; così come vorremmo tanto vedere la profilatura di rischio effettuata su quei piccoli risparmiatori cui sono state vendute obbligazioni subordinate per decine di migliaia di euro.

A completare il quadro il fatto che, sempre ad esempio nel caso di Banca Marche, tra i titoli implicati vi sono obbligazioni con scadenza 2016 – 2017, emesse nel 2006 – 2007, quindi:

  • Praticamente in un’altra epoca dal punto di vista macroeconomico
  • In presenza di un quadro normativo diverso e di principi e prassi per il salvataggio delle banche che all’epoca erano del tutto consolidati ed in senso ben diverso da quanto ora stabilito per i bail-in. In Italia principio indiscusso nel settore bancario era la tutela prioritaria della fiducia nel settore, per cui non si contemplava assolutamente di far pagare agli obbligazionisti (e tanto meno ai depositanti) il costo di dissesti bancari

Si possono a questo proposito avere molte riserve sul fatto che le nuove norme per i bail-in bancari siano state subito applicate a possessori di titoli emessi molti anni addietro: chi ha comprato un’obbligazione subordinata Banca Marche nel 2007 lo ha fatto in presenza di norme differenti, per cui nell’acquistare il titolo ha accettato un profilo di rischio – rendimento ben diverso (e, aggiungiamo, in quel momento molto più conservativo) di quello che alla stessa tipologia di titoli va assegnato oggi.

Questo caso si presta a molti insegnamenti per il risparmiatore:

  1. Indispensabile sempre conoscere e capire ciò che si sta acquistando. Nel caso delle obbligazioni, se si acquistano singoli titoli (e non quote di fondi) tanto meno si è in grado di entrare nel merito, tanto meglio è stare su titoli semplici, di emittenti di alta qualità. Per il piccolo risparmiatore questo significa tipicamente Titoli di Stato
  2. L’unico motivo per cui, tra due obbligazioni che hanno la stessa durata, una può rendere più dell’altra è che questa presenta un rischio più alto. Non è solo un suggerimento pratico, ma un principio base della teoria finanziaria. “I BTP non rendono più niente, noi invece abbiamo dei titoli che le danno il 3% in più”: se davvero danno tanto di più, significa anche che sono sensibilmente più rischiosi. Che vuol dire maggior probabilità di non ricevere indietro il capitale prestato
  3. Cercare un po’ di rendimento in più assumendosi maggiori rischi è qualcosa che va fatto con attenzione, su valori limitati. Non è detto neanche che sia un gioco molto saggio: se va bene guadagno il 2% in più, se va male, perdo tutto. Che la perdita sia poco probabile non è il vero punto da considerare: il rischio non va valutato sulle probabilità ma sulle conseguenze. Accettereste l’1% di probabilità di essere rovinati?
  4. Lungo termine: a parità di qualità dell’emittente, le obbligazioni che hanno durata residua più lunga rendono di più. Il motivo è che il maggior tempo rimanente alla restituzione del capitale aumenta il rischio. In 8-10 anni molte cose possono cambiare: avreste previsto nel 2007 la crisi finanziaria con tutte le conseguenze che ha avuto su aziende, occupazione, banche? Quale cliente di una delle quattro banche ora in crisi era in grado nel 2007 di prevedere quello che sarebbe poi successo?
  5. Diversificare: tenere sempre a mente che diversificare è la miglior difesa per l’investitore. Acquisto le obbligazioni che la mia banca mi propone? In ogni caso faccio attenzione che non rappresentino più del 2% - 3% dei miei risparmi. Qualsiasi cosa accada la mia perdita sarà limitata
  6. Prossimità: si tratta della banca della mia città, conosco molte persone che ci lavorano, già mio padre ci metteva i soldi, investe nelle attività della mia regione. Bene, tutto questo non diminuisce il rischio, anzi può più facilmente darmi un’illusione di controllo. Siccome sono vicini a me, mi sento rassicurato: è un inganno. Non posso comunque prevedere cosa accadrà, quindi il rischio non è minore.
  7. Banca che vende i propri titoli: non si ripeterà mai abbastanza che il dipendente di banca che consiglia ai clienti le obbligazioni della propria banca è, per evidenti motivi, in una oggettiva situazione di conflitto di interessi. Non è nella posizione per poter curare al meglio gli interessi del cliente. Il cliente dovrebbe raccogliere l’opinione di un esperto che sia in posizione neutrale, oppure rinunciare all’acquisto di strumenti finanziari di cui non è in grado di valutare correttamente il rischio.