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Bail-in per le banche in crisi: cosa cambia per il risparmiatore

Il Parlamento ha di recente approvato il disegno di legge di delegazione europea 2014. Il provvedimento delega il Governo a recepire, nel 2016, 56 direttive comunitarie e 9 decisioni quadro dell'UE.

Tra queste la direttiva 2014/59/UE che riguarda le modalità di risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento ed include la definizione di chi dovrà farsi carico delle perdite di una banca che versi in stato di crisi.

Quale la maggiore novità per il risparmiatore? Sicuramente che le misure di sostegno da parte dello stato a banche che siano in stato di crisi saranno fortemente limitate. Quindi se fino ad oggi, come ben sappiamo, erano i contribuenti a sopportare il costo di misure a sostegno delle banche, dal prossimo anno il peso sarà distribuito diversamente, secondo le regole del bail-in:

  • I primi a sopportare il costo di interventi a favore di una banca in crisi saranno gli azionisti. Questo non è una novità, il capitale azionario è capitale di rischio, per cui sopporta per intero e direttamente i rischi connessi ad un cattivo andamento della gestione aziendale (o bancaria)
  • Qualora ciò non sia sufficiente (per cui azzerare il capitale azionario non basti a coprire le perdite della banca) potranno essere chiamati a contribuire gli obbligazionisti, secondo il tipo di obbligazione posseduta
  • Da ultimo potranno essere coinvolti i detentori di depositi presso la banca in crisi, ma solo per gli importi superiori ai 100.000€. Quelli di valore inferiore rimarranno protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi

Non più "bail-out": risorse fornite dall'esterno della banca, ma "bail-in": risorse ricavate dall'interno della banca e da coloro che con essa hanno rapporti.

A ben vedere la maggiore differenza, e non di poco conto, sarà per gli obbligazionisti. Se infatti fino ad ora le obbligazioni bancarie erano praticamente considerate un titolo quasi esente da rischio di credito (dal rischio cioè che la banca non sia in grado di rimborsare quanto dovuto), perché si supponeva che lo Stato sarebbe comunque intervenuto in soccorso, dal prossimo anno questo non sarà più vero. Gli obbligazionisti dovranno ben considerare anche questa eventualità nel valutare l'investimento in obbligazioni bancarie.

E' ben noto che spesso chi ha un conto presso una banca ha con tutta probabilità in portafoglio anche delle obbligazioni (a volte per un valore ed un peso rilevanti) della stessa banca, che gli sono state consigliate in filiale. Fino ad oggi questo rappresentava normalmente una allocazione non ottimale dei risparmi,con molteplici svantaggi:

  • Mancata diversificazione, perché si concentravano risorse su titoli di un unico emittente
  • Acquisto di titoli poco liquidi, soprattutto in caso di obbligazioni non quotate
  • Costo opportunità, perché si sarebbe potuto investire su titoli che, a parità di rischio, offrivano maggiori rendimenti

Dal prossimo anno a questi svantaggi se ne sommerà un altro, non da poco:

  • Rischio di credito, di inadempienza cioè del creditore (la banca). Infatti in caso di crisi della banca, gli obbligazionisti correranno il rischio concreto del mancato rimborso (parziale o integrale) di quanto a loro dovuto

Sarà anche da valutare molto attentamente il rischio di liquidità, il rischio cioè di poter rivendere solo con una forte perdita il proprio titolo:

Facciamo il caso che possiedo un'obbligazione non quotata emessa dalla mia banca. Per qualche motivo ho dubbi sulla solidità della banca oppure si hanno informazioni che la banca versa in una difficile situazione patrimoniale. Decido di vendere, ma , non essendo il titolo quotato, la mia possibilità di vendere dipende dall'esistenza di un compratore. Potrebbe essere con tutta probabilità, in un caso come questo, la banca stessa, ma solo con una forte riduzione del prezzo e quindi con una forte perdita per me che vendo l'obbligazione.

In sintesi: comprare obbligazioni di una banca perché si ha il conto corrente presso di essa non è mai stato un buon criterio di investimento. Dal prossimo anno sarà necessario fare ancora più attenzione.

Da un punto di vista più generale, l'applicazione della direttiva europea eviterà, speriamo, il fenomento per cui i profitti sono privati e le perdite pubbliche (a carico dei contribuenti). Chi investe a vario titolo il proprio denaro in una banca deve considerare, come per ogni altro investimento, i rischi che si assume, senza fare affidamento sull'aiuto dello Stato in caso di problemi.