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Aggiornamento: PIR nel 2018

(dalla trasmissione "I Vostri Soldi" su Class TV, 2/2/2018, conduce Claudia Signorile)

Ed è un volto amico quello che oggi ha accettato di rispondere alle domande dei telespettatori, infatti torna a trovarci, lo ringrazio particolarmente, il dottor Corrado Festa, consulente finanziario. Ben ritrovato Corrado Festa. Buonasera e grazie. Il dottor Festa è un abitué della nostra trasmissione e gli chiedo, anche se lo ha già fatto più volte, però è sempre importante ripeterlo, che cos'è un PIR, un Piano Individuale di Risparmio.

Sì, quindi diciamo che il PIR è un contenitore fiscale, quindi è la possibilità che viene data al risparmiatore di investire godendo di un beneficio fiscale, quindi investire senza pagare l'imposta sui redditi finanziari e l'imposta di successione, a patto che investa in prodotti che rispondano ai requisiti posti dalla norma sui PIR: che questi prodotti investano per il 70% in titoli di aziende italiane oppure dell'UE aventi sede in Italia e che il 30% di questo 70% sia investito in titoli non appartenenti all'indice FTSE MIB, che è l'indice delle aziende a maggior capitalizzazione della borsa italiana. Poi ci sono dei limiti di quanto si può investire. Si può investire al massimo € 30.000 all'anno per persona fisica, per un massimo di 5 anni e l'investimento va detenuto per un minimo di 5 anni al fine di poter godere di questi benefici fiscali.

Tutto chiaro Corrado, l'abbiamo detto più volte, è stato sicuramente il fenomeno finanziario del 2017 il PIR, il Piano Individuale di Risparmio. Da quello che puoi notare, tu sei anche molto attivo sul fronte dei forum dei risparmiatori, sarà una meteora oppure anche nel 2018 si riusciranno a confermare i dati, ancora non sono ufficiali, ma si parla di oltre 10 miliari, quasi 11 miliardi di raccolta nel 2017.

Mah, il 2017 in effetti ci ha insegnato di fare molta attenzione alle previsioni perchè ricordiamoci che ad inizio anno le previsioni sulla raccolta erano molto ma molto inferiori, quindi io starei cauto in ogni caso, direi che parlare di meteora, viste le dimensioni che ormai i PIR hanno raggiunto e la popolarità che hanno raggiunto mi sembra difficile. Sarei sorpreso se all'improvviso questo prodotto, che ha avuto tanto riscontro presso il pubblico nel 2017 cadesse proprio nel dimenticatoio, quindi meteora mi sembra difficile, che poi i volumi siano ripetuti, chi lo sa. Bisogna anche vedere questi volumi da dove derivano, faccio un esempio che ho fatto l'altra volta mi pare. Sarei in qualche modo preoccupato se chi ha investito € 30.000 nel 2017 oppure una certa cifra, solo perché l'ha investita nel 2017 la reinveste anche nel 2018, quindi sarei in qualche modo preoccupato se si instaurasse una sorta di automatismo per cui magari l'investitore fa scelte non del tutto consapevoli.

Ecco, perché saresti preoccupato. Se io ho versato i 30.000€ e quindi quelli sono esenti da tasse, sono in molti a dire, va bene, inizio anche quest'anno a versare lo stesso importo. Mi dici che sei preoccupato, perché?

Perche se tu ragioni così, se il risparmiatore ragione così, in qualche modo già da come lo stiamo dicendo appare per lo meno probabile che la considerazione del beneficio fiscale guida la decisione. Siccome ho questa possibilità, la sfrutto e investo. Però nel momento in cui investo, ci sono tante considerazioni che io devo fare ancor prima di valutare qual è il beneficio fiscale e non è detto che ogni volta tutte le varie considerazioni che devo fare e la mia situazione di risparmiatore o del portafoglio mi porti alla stessa conclusione. Non è che siccome il beneficio, la possibilità di ottenere il beneficio, si ripete uguale ogni anno, vuol dire che io ogni anno abbia interesse a prendere la stessa decisione. Non c'è questo tipo di automatismo, bisogna evitare che accada, bisogna ogni volta fare il processo decisionale e dire, qual è l'investimento che più mi conviene visto quali sono i miei obiettivi di investimento, il mio profilo di investitore, il mio portafoglio attuale e in base a questo prendere una decisione. E' ben diverso dal dire, la norma mi dà una possibilità un tot ogni anno, l'ho fatto l'anno scorso, lo rifaccio quest'anno.

Metto il pilota automatico, ne metto altri 30.000, adesso è assolutamente chiaro, Corrado. Senti, però non tutto è rose e fiori, anche se a guardare proprio dai dati che abbiamo ricordato, tra gli 11, addirittura c'era chi si spingeva fino a 13 miliardi di raccolta nel 2017, ipotizza allora che ci siano ancora questi ritmi. Ci hai avvertito che bisogna sempre evitare gli automatismi. Dicevamo però, non tutto è rose e fiori, perché ci sono tutta una serie di rischi che bisogna prendere in considerazione. Noi lo sottolineiamo quasi settimanalmente qui in trasmissione. Il rischio innanzitutto è quello di concentrare troppo sulle società piccole-medie, a piccola capitalizzazione, anche se poi sono in molti a dire che dei soldi investiti sui PIR poi effettivamente ne arrivano solo in minima parte sulle piccole. E l'altro è il rischio dei costi che sono troppo alti. Partiamo dalla concentrazione e poi i costi.

Sì, brevissimamente lo ripeterei, il primo rischio è quello già detto, che si prendano decisioni di investimento guidati dalle ragioni fiscali, che non è un buon motivo di acquisto. Quindi questo è il primo rischio, visto anche il successo che hanno avuto i PIR. Secondo rischio, come tu dicevi è quello della concentrazione, quindi, qual è il punto della concentrazione? I PIR come abbiamo visto hanno dei requisiti in termini di sede delle aziende che emettono i titoli, quindi sostanzialmente il beneficio fiscale viene dato per un investimento su titoli italiani. Ora la borsa italiana costituisce uno dei tanti mercati sui quali il risparmiatore italiano può investire, l'incidenza della borsa italiana sui mercati mondiali possiamo stimarla nell'ordine dell'1%, quindi nel momento in cui io investo gran parte del mio capitale sulla borsa italiana sto facendo una scalta molto precisa, molto forte e non neutra, perché potrei facilmente diversificare su più borse internazionali. Se io concentro, come faccio in qualche modo sicuramente attraverso i PIR, faccio una scelta di cui devo essere consapevole. Esiste, quello che la finanza comportamentale chiama un bias, cioè esiste un pregiudizio di tutti gli investitori, i quali in tutto il mondo sono portati ad investire in modo più pesante sul mercato interno, sul loro mercato domestico, così come siamo portati ad investire sull'azienda nella quale lavoriamo o che sta vicino a casa nostra, perché siamo portati a pensare che quello che è più vicino lo conosciamo meglio, lo controlliamo meglio addirittura, quindi è un rischio. Quindi bisogna fare attenzione e dire: se io ho investito già nel 2017 e nel 2018 sto valutando un ulteriore investimento nei PIR, quanto diventerà il peso della borsa italiana sul totale del mio investimento azionario? Questo è un punto che il risparmiatore dovrebbe cercare di avere ben chiaro.

Il terzo rischio che io vedo è quello legato a questi capitali che stanno confluendo su segmenti di borsa relativamente ristretti finora e che potrebbe portare a quotazioni elevate. Già c'è stato un aumento delle quotazioni, non è che siamo in presenza di una bolla al momento, con questo non sto facendo alcuna previsione sull'andamento futuro, dico solo che il rischio potenzialmente esiste, dato il successo che ha avuto la raccolta sui PIR, che va ad investire somme di denaro rilevanti su titoli che a volte non hanno dei volumi di negoziazione elevati. Questo anche è un rischio cui è bene fare attenzione.

Tu parlavi dei costi. Sì i costi più che un rischio sono un problema. Vogliamo parlare adesso di costi?

Io aspetterei, perché stanno arrivando una marea di domande per te. Una riguarda i costi. Quindi non vorrei essere bonariamente accusata dagli spettatori di non dare troppo spazio alle domande. Quindi se sei d'accordo Corrado, iniziamo con le domande. Sui costi sono sicura che troveremo modo in questi ultimi minuti di trasmissione di dare qualche risposta. Andiamo allora a Luigi: ho versato 30.000 € nel novembre 2017. Devo aspettare novembre 2018 per fare un altro investimento?

No, no no, i PIR vanno per anno solare, la normativa va per anno solare, quindi 2017, 2018, 2019. Non è che deve aspettare novembre 2018.

Quindi a gennaio 2018 può fare un altro versamento? Sì, mi giunge nuova, non ho letto nulla che vada per data per giorno. I 5 anni che devono decorrere perché goda del beneficio fiscale matureranno a novembre 2022 per il versamento fatto a novembre 2017, ma questo non significa che debbano trascorrere 365 giorni da novembre 2017 per fare il versamento successivo, no.

Andiamo da Salvatore, ecco prendiamo subito una domanda sui costi, così risolviamo subito il problema alla radice, Corrado. Come faccio a capire se un PIR è troppo caro? Cosa devo guardare? Proviamo a dare una risposta a Salvatore.

Sì, dunque, parliamo dei fondi di investimento che sono sicuramente la tipologia principale di prodotto che viene ditribuito. Ci sono 3 tipi di costi che deve guardare. I costi di sottoscrizione, gli darei una linea guida molto semplice, li eviti sempre, quindi se non li può evitare ne cerchi un altro.

Ci sono PIR senza costi di sottoscrizione, che comunque è sempre possibile negoziare, perché anche dove sono previsti in entità massima, quindi è sempre possibile negoziarli, quindi si negozi in modo da non pagarli, questo il suggerimento che darei. Secondo tipo di costo sono i costi di gestione, quindi quei costi annui che vengono detratti direttamente dal capitale investito. Il terzo costo sono le commissioni di performance, quelle percentuali sul rendimento che vengono pagate come premio per i gestori. Una cosa molto importante: tutti questi costi sono visibili su un documento che è già disponibile per tutti gli investitori, che il KIID, Key Investment Information Document. Se si guarda questo documento, che deve necessariamente essere consegnato in fase di di sottoscrizione, prima di firmare il contratto, c'è il riquadro "Spese", in questo riquadro si trovano tutte queste informazioni. Sicuramente i costi sono un problema, sì, è vero che esiste un problema di costi. Come faccio a dire quando sono troppo alti? Facciamo delle cifre, così siamo più efficaci. Un PIR con forte contenuto azionario con dei costi, vogliamo dire, superiori all'1,5%  o l'1,3%, diciamo l'1,5% per esser larghi, sicuramente è caro e ricordiamoci che nel campo degli investimenti la correlazione tra prezzo che pago e qualità del bene che ottengo non è affatto dimostrata. A differenza di quasi tutti gli altri beni che siamo abituati ad acquistare, negli investimenti questo non va, non è dimostrato per nulla, anzi semmai l'evidenza è contraria, che se io pago di più qualcosa, io posso attendermi un risultato migliore. Quindi fare molta attenzione a questo dato dei costi, che è disponibile.

Nel KIID. Sì, sul KIID, un documento semplice, breve, sintetico, sul paragrafo "Spese" si guardano queste cifre. Quindi venendo alla domanda, quando sono cari? Beh un PIR con un forte contenuto azionario con costi superiori all'1,5%, che magari arrivano al 2%, può essere considerato caro.

Benissimo, 1,5%, beh, più chiaro di così non poteva davvero essere, Corrado Festa, consulente finanziario indipendente. Grazie

 

Per chi vuole vedere il video della trasmissione, ecco il link: