Go to Top

Avversione alle perdite

Incominciamo col presentare immediatamente un esempio pratico, supponiamo di poter scegliere tra due possibilità:

  1. Accettare una sicura perdita di 7.500 €, oppure
  2. Avere il 75% di possibilità di perdere 10.00 € ed il 25% di possibilità di non perdere nulla

Le due ipotesi hanno lo stesso risultato atteso (- 7.500 €). Preferireste accettare la perdita sicura oppure cerchereste di evitarla, anche a costo di subirne eventualmente una maggiore?  La seconda alternativa è quella che la maggior parte delle persone preferisce perché non sopporta l'idea di subire una perdita.

Ancor di più, subire una perdita provoca una sofferenza maggiore del piacere indotto da un guadagno di pari importo. Tale asimmetria di giudizio verso le oscillazioni positive o negative dei ritorni è alla base di molte nostre decisioni ed è descritta dal concetto di “Avversione delle perdite” il quale mette in luce che, a parità di risultato assoluto, il dispiacere generato dalle perdite è più elevato del piacere determinato dai guadagni.

Sono stati due psicologi israeliani, Daniel Kahnemann e Amos Tversky a metter in luce questi concetti ed a porre le basi per lo sviluppo della Behavioral Finance (Finanza Comportamentale), una disciplina di tipo descrittivo che si incentra sulla raccolta di evidenze empiriche e l'applicazione di concetti derivanti dalla psicologia per descrivere i comportamenti prevalenti in ambito finanziario. La teoria dei prospetti è uno dei suoi cardini fondanti e accoglie al suo interno anche il concetto visto di avversione alle perdite.

Più in generale per questa teoria le persone che operano in merito a scelte su risparmi ed investimenti non sono individui prettamente razionali che puntano alla massimizzazione del guadagno, ma piuttosto si osserva che gli individui fanno ricorso a dei costrutti mentali propri  (Heuristic Driven Bias) applicati sulle informazioni parziali disponibili per effettuare le loro decisioni finanziarie.

Questi costrutti mentali non sono in sé negativi, perché rappresentano la modalità con la quale la nostra mente affronta normalmente le situazioni complesse in cui deve operare scelte in condizioni di incertezza. Poiché è troppo complesso fare una valutazione esatta, noi costruiamo delle scorciatoie, decidiamo cioè in base a dei principi guida pratici. Il più delle volte questo metodo funziona, ma altre volte, più spesso di quanto ci rendiamo conto, possiamo essere tratti in inganno.